SAINT JOSEPHINE BAKHITA  

Born c. 1869 in Olgossa, Darfur, Sudan
Died 8 February 1947, Italy
Year of beatification 1992 (17 May) 
Year of canonisation 2000 (1 October) 

Feast Day 8 February 

St Josephine Bakhita, also known as ‘Mother Moretta’ (our Black Mother) bore 144 physical scars throughout her life which were received after she was kidnapped at the age of nine and sold into slavery.


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Dear brothers and sisters, 
today, 8 February, is the Feast of St Josephine Bakhita, a Sudanese nun, who as a child had the traumatic experience of being a victim of human trafficking. The Unions of Superiors and Superiors General of Religious Institutes have organized the Day of Prayer and Awareness against Human Trafficking. I encourage those who work helping the men, women and children who are enslaved, exploited, abused as instruments of work or pleasure, who are often tortured and mutilated. It is my hope that government leaders may work decisively to remove the causes of this disgraceful scourge, it is a scourge unworthy of society. May each one of us feel committed to being a voice for our brothers and sisters, who have been humiliated in their dignity. Let us all pray ...

(Pope Francis: Angelus Prayer February 8, 2015)



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News 2020 Archive

01/01/2020

 

The texts of the Prayer Vigil for 8th of February

are online in different languages:

download them and share them with your community.

Official Hashtag:  #PrayAgainstTrafficking

Events 2020 Archive

09/02

March: "Together against Human Trafficking"
Meeting at 10am in front of Castel Sant'Angelo.
Arrival in St. Peter’s Square at  11.30 am and participation in the Angelus prayer with Pope Francis.

08/02

Vigil of Prayer Orgazed by the International Coordination Committee of the IDPAAHT

Time: 6.30 pm

Place: Basilica Sant'Antonio da Padova in Laterano, Via Merulana, 124/B Roma

Testimonials Archive

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“Lavoravo in un’industria chimica in Uganda. Dopo essermi ammalata a causa di un’allergia ai materiali che utilizzavamo, dovetti lasciare il lavoro. Comprai un piccolo chiosco per vendere cibo ai passanti. Tutto andava bene, fino a quando venni truffata da un’agenzia che mi offrì di lavorare in Medio Oriente. Credevo di aver avuto una grande opportunità e invece mi ritrovai in un contesto di schiavitù domestica. Lavoravo senza sosta e non ricevevo né cibo né compenso. Non pensavo ad altro che a scappare da quella terribile situazione. Durante un primo tentativo di fuga venni violentata da un taxista a cui avevo chiesto aiuto. Ma la disperazione mi portò nuovamente a fuggire e per fortuna l’altro taxista mi accompagnò in ambasciata. Fu l’inizio di una nuova vita: arrivai in una casa di religiose che si presero cura di me, dandomi cibo, vestiti, dignità. Un giorno chiesi alle sorelle la possibilità di poter rientrare a casa: spesso pensavo alla felicità che mi dava quel piccolo chiosco di cui solo pochi anni prima ero proprietaria. Le suore mi aiutarono a ottenere i documenti e ...


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“Mi chiamo Somchai e ho 40 anni, molti dei quali vissuti insieme alla mia famiglia, in una baraccopoli in Tailandia. La mia vita non è stata facile. Non ho potuto studiare perché i miei genitori erano poveri, non avevo documenti ed ero e sono tutt’ora affetto da schizofrenia. Mi guadagnavo da vivere con la vendita dei rifiuti. Quando mi è capitata l’occasione di imbarcarmi su un peschereccio ho accettato la proposta, ero stanco di tanta povertà. Sognavo di girare il mondo. Purtroppo, mi trovai in una situazione peggiore di quella di prima: mangiavo poco e non riposavo mai. Anche il pagamento promesso non è mai arrivato. Dopo alcuni mesi sono stato abbandonato in un’isola dell’Indonesia. Non capivo la loro lingua, ho sofferto molto. Ho cercato di fuggire ma è stato solo grazie all’aiuto di due organizzazioni se ho potuto riconquistare la libertà e tornare in Tailandia. Mi hanno aiutato a ottenere i documenti che non ho mai avuto e hanno seguito il mio caso, consentendomi di ottenere il risarcimento dei danni e di costruire una nuova casa, dove vivo con ...


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